La Serbia si prepara a raccogliere 450.000 tonnellate di mele, una quantità superiore di 100-120.000 tonnellate rispetto all'anno scorso, secondo quanto riportato da RTS. Il raccolto totale di frutta nel Paese dovrebbe raggiungere circa 1,5 milioni di tonnellate. Tuttavia, l'aumento della produzione non sta traducendosi in un vantaggio per i frutticoltori: i prezzi all'origine delle mele sono calati a 40-50 dinari al chilo (circa 0,34-0,43 euro), contro i 60-70 dinari (0,51-0,60 euro) dello scorso anno, come evidenziato da Politika. Al dettaglio, le mele polacche costano tra 150 e 200 dinari al chilo (1,28-1,70 euro), mentre quelle serbe di seconda categoria, destinate alla trasformazione, vengono pagate appena 11-12 dinari al chilo (0,09-0,10 euro), come sottolineato da RTS. La situazione è critica: secondo Danas, circa 3.000 tonnellate di mele sono ferme nei magazzini della cooperativa agricola Voćar di Slankamen. Zoran Keserović, professore in pensione, ha proposto di prorogare i dazi all'importazione fino a marzo, una misura ritenuta insufficiente da alcuni operatori. Nikola Kotarac, direttore della cooperativa, ha dichiarato che i produttori stanno valutando se lasciare i frutti sugli alberi, poiché i costi di raccolta superano i ricavi.

La Serbia cerca sbocchi di mercato per le sue mele, puntando in particolare sull'Arabia Saudita. Tuttavia, come riportato da RTS, l'accesso a questo mercato è ostacolato da costi elevati di imballaggio e trasporto. Il settore frutticolo serbo è inoltre esposto a rischi crescenti legati alla siccità e ad altri fenomeni meteo. Secondo il portale Danas, tra il 2022 e il 2025 si è registrata una diminuzione del 27% nel numero di polizze assicurative a copertura delle colture e dei frutteti. Gli economisti chiedono una maggiore accessibilità delle assicurazioni contro la siccità e una migliore gestione delle risorse idriche. In questo contesto, il confronto con i Paesi Bassi è significativo: nel 2022 circa il 60% dei produttori di mele e pere olandesi era assicurato contro eventi meteo estremi. Per i frutticoltori serbi, la strategia a lungo termine passa quindi dall'investire in qualità della frutta, capacità di stoccaggio, gestione dell'acqua e protezione dai rischi, piuttosto che puntare solo su prezzi bassi per competere sui mercati internazionali.

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