In un periodo in cui l’Italia è fortemente concentrata sulla crisi energetica e sulle conseguenti proteste in tutto il Paese, arrivano anche i numeri ufficiali di Eni a dare una misura di quanto il comparto petrolifero continui a produrre utili rilevanti. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, nei primi nove mesi del 2026 il gruppo ha registrato un utile netto rettificato di 6,44 miliardi di euro, in crescita del 70% rispetto ai 3,79 miliardi dell’anno precedente.
Il dato arriva in un momento particolarmente sensibile per il settore agricolo e per quello dell’autotrasporto, dove l’aumento dei costi del gasolio sta incidendo in modo diretto sulle attività produttive. L’agricoltura italiana, in particolare, utilizza il gasolio come fattore produttivo essenziale per un’ampia gamma di operazioni: dalle lavorazioni dei terreni alla raccolta, dall’irrigazione alla movimentazione dei prodotti. Il problema non riguarda soltanto il costo del carburante agricolo, ma anche quello dell’autotrasporto, che incide sull’intera filiera agroalimentare e contribuisce indirettamente ad aumentare i costi di produzione.
La pressione esercitata dai prezzi energetici sul sistema economico è, quindi, notevole, e sta alla base delle dimostrazioni che stiamo vedendo in questi giorni nelle nostre piazze e lungo le nostre strade. Il caro gasolio non è solo un aumento di prezzo per chi fa il pieno al distributore, ma si traduce in costi più elevati per chi produce beni e servizi. Questo, spesso, significa che l’aumento dei prezzi alla vendita non corrisponde a un reale aumento nella produzione primaria, ma a una redistribuzione del reddito lungo la filiera, con una parte significativa che viene assorbita dai costi energetici.
Il Governo, con gli annunci della scorsa settimana, è riuscito a ottenere una temporanea tregua da parte di agricoltori e autotrasportatori, che sono scesi in piazza in diverse regioni italiane.
Nel frattempo, presso il MIT, si è svolta la prima seduta del “Tavolo permanente dell’autotrasporto di merci e della logistica”.
Se non si riuscirà a raggiungere un accordo soddisfacente, il 30 ottobre prossimo i mezzi pesanti raggiungeranno Roma.