Secondo quanto riportato da FreshPlaza, l'Europa si prepara a un periodo natalizio con un'offerta di datteri Medjool più limitata e con prezzi in aumento. Le forniture provenienti da Palestina, Giordania e Israele stanno infatti scontando un ritardo di tre-quattro settimane nella maturazione dei frutti destinati alle operazioni di confezionamento, mentre le prime stime indicano un calo dei volumi compreso tra il 15% e il 20%.

A delineare il quadro è Mohammed Al Amoodi, importatore e distributore della Daktyli.pl, che spiega come la stagione abbia preso una direzione inattesa già nelle fasi iniziali. "Normalmente, in Israele, Palestina e Giordania, le operazioni di confezionamento iniziano verso la fine di settembre o l'inizio di ottobre, ma quest'anno la frutta non aveva ancora raggiunto la piena maturazione", osserva. Un ritardo che colpisce gli importatori proprio nel periodo in cui si riforniscono per gli ordini natalizi: "Avrei già dovuto ricevere i primi container della campagna e invece la frutta sta appena iniziando ad arrivare".

La situazione appare analoga in tutte e tre le aree di origine, anche se le informazioni precedenti dagli espositori avevano lasciato intendere che la raccolta fosse già stata completata. "Alla domanda se ci sia prodotto disponibile in magazzino e pronto per la spedizione, la risposta è che finora nessuno ne aveva", aggiunge Al Amoodi.

Sul piano qualitativo, l'importatore si aspetta una minore disponibilità di prodotto premium e una maggiore presenza della qualità standard. I prezzi, nel frattempo, sono già stati ritoccati due volte: un primo rincaro si è registrato tra agosto e settembre, un secondo a ottobre. Complessivamente, l'aumento medio è stato di circa il 20% per i fornitori israeliani e del 35% per quelli palestinesi.

Le tensioni geopolitiche stanno inoltre modificando le strategie commerciali degli esportatori. Quelli israeliani, spiega Al Amoodi, avrebbero perso diversi contratti nei mercati scandinavi e dell'Europa occidentale a causa di boicottaggi, orientandosi quindi verso l'Europa orientale, il Sud America e l'Asia, talvolta accettando condizioni di pagamento più flessibili. I produttori palestinesi, invece, pur beneficiando di una forte domanda, restano limitati nelle possibilità di esportazione.

A tutto ciò si aggiungono costi di trasporto in forte crescita. "L'escalation del conflitto nella regione ha spinto i vettori ad abbandonare le rotte abituali", osserva Al Amoodi, che sta sperimentando spedizioni marittime attraverso Capodistria con successivo trasporto su gomma verso la Polonia. La rotta verso i Paesi Bassi, tradizionale punto di distribuzione verso l'Europa occidentale, resta però nettamente più costosa.

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